Domenica 4 ottobre è stata inaugurata la “Biblioteca 41“, la nuova sala lettura della nostra parrocchia dedicata agli studenti universitari e delle superiori. Nel corso dell’inaugurazione abbiamo ascoltato una lectio da parte del prof, Paolo Nebbia sul Canto XI del Paradiso, che Dante ha dedicato alla figura di San Francesco.
Ripercorriamo insieme i vari passaggi della lectio.
Nel solco di una tradizione culturale nata proprio nei monasteri medievali — vere e proprie fucine della civiltà occidentale —, la lettura del Canto XI del Paradiso offerta dal prof. Paolo Nebbia ci invita a riscoprire la figura di San Francesco d’Assisi attraverso gli occhi e la poesia di Dante Alighieri.
Dante e Francesco, pur non essendosi mai incontrati, sono quasi contemporanei: il Santo muore nel 1226 e il Poeta nasce nel 1265. Dante vive e respira a pieni polmoni l’eredità spirituale e storica lasciata dal Poverello d’Assisi. Un’eredità che si colloca in un contesto storico complesso, segnato dalle Crociate, dai fermenti pauperistici (come i movimenti valdesi e catari) e da un forte desiderio di rinnovamento della Chiesa.
La fedeltà dentro la Chiesa e la genialità dantesca
La vera grandezza di Francesco non risiede soltanto nella scelta radicale di spogliarsi di tutto e abbracciare la povertà — un’esigenza di ritorno all’essenziale che era già nell’aria —, ma nella sua decisione di rinnovare la Chiesa rimanendo dentro la Chiesa, in piena fedeltà al Papa.
Ed è proprio su questa comunione che Dante costruisce una delle invenzioni più geniali della Divina Commedia. Nel Paradiso, nel cielo del Sole tra gli spiriti sapienti, Dante affida il racconto della vita di Francesco a un domenicano, San Tommaso d’Aquino (Canto XI), mentre nel canto successivo farà narrare la vita di San Domenico a un francescano, San Bonaventura. In un’epoca segnata da forti rivalità tra gli ordini mendicanti, il messaggio di Dante è dirompente e attualissimo: nella Chiesa siamo tutti uniti e viaggiamo nella stessa direzione. Francesco e Domenico non sono antagonisti, ma le due colonne, il “braccio” e la “mente”, predisposti dalla Provvidenza per guidare la barca di Pietro.
Le tappe del racconto: da “Oriente” alle Stimmate
Il prof. Nebbia ripercorre i passaggi chiave della biografia francescana cantata da Tommaso:
Assisi come nuovo Oriente (vv. 43-54): Dopo una precisa e suggestiva contestualizzazione geografica dell’Umbria — tra il Tupino, il Chiascio e il Monte Subasio —, Dante afferma che da quella terra è nato «un sole». Per questo motivo, il luogo della sua nascita non andrebbe chiamato semplicemente Assisi, ma Oriente, poiché da lì è scaturita una nuova luce per il mondo intero.
Le nozze con la Povertà (vv. 58-75): Giovanissimo, Francesco entra in conflitto con il padre Pietro Bernardone per amore di una «donna» speciale: la Povertà. Davanti al tribunale ecclesiastico e al vescovo, Francesco si unisce a lei in matrimonio. Un’unione scandalosa per il mondo, poiché la Povertà era rimasta «dispetta e scura», disprezzata e senza inviti, per oltre 1100 anni, ossia dalla morte del suo primo marito, Cristo.
La forza dell’esempio e i primi seguaci (vv. 76-87): La concordia, l’amore e la dolcezza dello sguardo tra Francesco e la Povertà diventano contagiosi. Il venerabile Bernardo è il primo a scalzarsi e a correre a piedi nudi dietro a «tanta pace», sentendosi sempre troppo lento nel rincorrerla. A lui si uniscono Egidio, Silvestro e molti altri, attratti da una povertà non subita, ma liberamente scelta come fonte di estrema libertà.
I tre sigilli (vv. 88-117): La vita di Francesco è un crescendo sancito da tre grandi conferme. Il primo sigillo arriva nel 1210 con l’approvazione verbale dell’inizio del percorso da parte di Papa Innocenzo III; il secondo sigillo è la bolla ufficiale di Papa Onorio III nel 1223, che consacra la regola dell’ordine; il terzo e ultimo sigillo, impresso direttamente da Cristo sul monte della Verna due anni prima di morire, sono le stimmate, che rendono Francesco un vero alter Christus (un altro Cristo in terra).
Il ritorno al Padre (vv. 118-139): Giunto al termine della sua vita terrena, Francesco raccomanda ai suoi frati la sua «donna più cara» e chiede di non avere altra bara se non la nuda terra, tornando a Dio nella massima umiltà.
L’attualità di un messaggio radicale
Che cosa ha da dire oggi San Francesco, a distanza di otto secoli, a noi e in particolare ai giovani?
Come sottolineato dal prof. Nebbia, la vicenda di Francesco dimostra che la santità è possibile e parte dal basso, dalla semplicità e dal coraggio di compiere scelte forti e definitive. Francesco non ha conquistato le persone con grandi strategie o discorsi astratti, ma agendo: ha amato i poveri, ha vissuto con gioia ed entusiasmo perfino nella malattia (quando compose il Cantico di Frate Sole), contagiando chiunque lo circondasse. La sua eredità continua a vivere ancora oggi nei tanti gesti quotidiani di cura, servizio e carità diffusi nel mondo.
Un suggerimento di ascolto
Per approfondire e riassaporare l’atmosfera e la poesia di questi versi, suggeriamo l’ascolto del brano “Divina Commedia, Paradiso, Canto XI” di Angelo Branduardi, contenuto nell’album L’infinitamente piccolo (2000).
In questo lavoro monografico interamente dedicato alla figura di San Francesco, Branduardi ha messo in musica direttamente i versi danteschi del Canto XI, restituendo attraverso le sue sonorità evocative tutta la dolcezza, la solennità e la liricità dell’incontro tra il Poverello d’Assisi e la Povertà.